Campionato sociale
2005-2006: novità.
E’ ormai iniziato con successo il Campionato Sociale
2005-2006 presso il circolo scacchistico Capablanca di Mestre, sito in Via
Andrea Costa, nell’ex-scuola Silvio Pellico. La novità più evidente di
quest’anno è costituita indubbiamente dalla suddivisione dei partecipanti in
tre distinte categorie: serie A, serie B, serie C.
In quest’articolo si cercherà di illustrare
soprattutto il significato di questa novità, ossia il perché di questa scelta
organizzativa, un po’ diversa dal solito. Si sarebbe, infatti, potuto giocare
in un girone unico, come fanno quasi tutti gli altri circoli scacchistici, ma
si è voluto provare ad andare meglio incontro ad alcune importanti esigenze dei
soci, esigenze non soltanto di carattere tecnico-scacchistico ma anche di
genere sociale e psicologico. Non a caso, nel campionato sociale sono proprio
gli “esseri umani” e non le macchine che si confrontano, giocando tra loro, e
perciò occorre sempre considerare anche il lato umano dell’attività scacchistica
accanto ai problemi squisitamente tecnici.
Il circolo scacchistico Capablanca di Mestre non è
un circolo di scacchisti professionisti, in altre parole di gente che trae dal
gioco degli scacchi un reddito economico professionale, ma si tratta di un
insieme di persone che essenzialmente condividono il piacere di giocare a
scacchi per divertimento o, in ogni modo, per piacere personale. Se quindi il
gioco degli scacchi non piacesse ai soci… i soci stessi sparirebbero,
scegliendo qualche altra attività in cui “dilettarsi” nel proprio tempo libero.
Gli organizzatori del circolo Capablanca, ed in particolare il maestro Carlo
Ragazzini (che lo dirige dopo esserne stato il fondatore), hanno cercato la
soluzione migliore per far piacere sempre di più “a tutti” il nobile ed utile
gioco degli scacchi, e questo basandosi essenzialmente sui propri dati
dell’esperienza e, ovviamente, compatibilmente con le limitate risorse a
propria disposizione. Accanto a quello del massimo piacere nel gioco degli
scacchi, gli altri obiettivi principali rimangono comunque quelli di sempre
anche nel campionato sociale 2005-2006: crescere tutti nella qualità del gioco
ma senza trascurare le componenti sociali ed umane.
Cerchiamo quindi di entrare subito nel merito della
scelta riguardante la suddivisione del campionato in tre distinte serie:
perché?
Il tentativo che si vuole fare è quello di consentire
a ciascun socio-giocatore di interagire con avversari-amici della stessa classe
di gioco, e questo per evitare il più possibile il verificarsi di
situazioni psicologiche di noia o di frustrazione, che a lungo andare potrebbe
stancare sia il giocatore bravo come quello meno bravo.
Infatti sappiamo che il giocatore esperto non si diverte molto a giocare con chi
“sbaglia” fin dalle prime mosse d’apertura, perché le partite non hanno storia.
Sono vinte e basta, fin dalle primissime mosse. Senza bisogno d’alcuno sforzo
da parte sua.
Viceversa, il giocatore meno esperto, o meno capace,
si trova in penoso imbarazzo tutte le volte che gioca contro un avversario
molto superiore, anche se è vero il fatto che si sviluppa molto coraggio e che
generalmente si migliora molto giocando contro i più forti. Ma anche qui c’è un
limite di decenza non facilmente superabile: non si può giocare in modo molto
divertente con chi “ti straccia” inesorabilmente fin dalle prime mosse…
qualunque mossa tu faccia. E’ tutto troppo scontato. Ti sembra quasi giocare
con un alieno o con un computer moderno. Non a caso il più grosso problema del
software dei programmi scacchistici di gioco automatico è costituito appunto
dalla necessità di “umanizzazione” del programma medesimo, per renderlo capace
di sintonizzarsi sul livello, anche psicologico, dell’utente-utilizzatore,
altrimenti l’interazione diviene insopportabilmente frustrante e noiosa per
quest’ultimo.
L’altra importante considerazione da farsi, circa il
campionato sociale 2005-2006, riguarda in particolare la quantità dei giocatori
interessati: <<maggiore è… e meglio è>>, dicono gli organizzatori.
Infatti, se non ci fosse gente che gioca non ci sarebbe gioco! Troppo ovvia
quest’ultima battuta, ma forse non del tutto scontata, e, comunque mai
comprensibile completamente, dato che sottintende quasi un mistero: perché
veramente si gioca a scacchi?
Le motivazioni possono essere le più diverse, ovvero
tante quanto diverse sono anche le persone del circolo: bambini ed
adulti; adolescenti e persone mature; uomini e (troppo poche) donne; studenti e
lavoratori; artigiani, operai, professionisti, ecc; in servizio o in pensione;
e così via. Ogni persona di solito è un caso a sé, con la sua bella e speciale
motivazione ed è difficile, come sempre, generalizzare sul “particolare” perché
tutta questa gente gioca a scacchi. Ma un qualche tentativo di sintesi dobbiamo
pur farlo, e gli organizzatori del Capablanca lo hanno fatto, ma ci sono giunti
dopo non poche discussioni ed analisi (che però rimangono sempre provvisorie e
quindi perfettamente migliorabili).
Ecco qui di seguito esposto il risultato di tali
analisi, e perciò anche la spiegazione delle tre serie: A, B, C.
A scacchi, al Capablanca di Mestre si gioca
essenzialmente per divertirsi, ma il divertimento scacchistico presenta due
aspetti che occorre distinguere bene. Si tratta di due aspetti non tanto
opposti quanto complementari fra loro:
1)
si
gioca per divertimento puro; per rilassarsi; per non pensare ai “soliti
pensieri” della settimana; per fare qualcosa di divertente, impegnativo e
creativo; per conoscere persone del tutto nuove e per conoscere meglio persino
i vecchi amici (infatti non si finisce mai di conoscere ciascun essere umano…);
per fare “sport mentale” (come si fa “sport fisico” facendo per esempio corsa,
atletica, calcio, o altro); per monitorare le proprie facoltà razionali (il
gioco degli scacchi ti dice in modo molto preciso ed affidabile se le tue
facoltà mentali sono in fase di stasi, di miglioramento o di peggioramento: non
c’è test scientifico che possa reggere facilmente al confronto!); ecc.
2)
si
gioca per finalità agonistico competitive; per ambizione (più o meno grande);
per il gusto di sentire l’adrenalina andare alle stelle; per affermare il
proprio valore; per vincere; per diventare maestro; per essere, comunque un
“campione” (e al Capablanca, per fortuna, ci sono molti campioni, come più
volte ha rilevato anche la stampa locale, presentando i risultati agonistici
ottenuti in anni di attività “gloriosa” del circolo); per percorrere una tappa
verso, addirittura, la conquista del
titolo di “campione del mondo”; ecc.
Per dirla in modo molto sintetico: ci sono due
principali motivi per giocare a scacchi al Capablanca, come in ogni altro buon
circolo, il primo riguarda il gioco di solo divertimento, senza ulteriori
stress emotivi, mentre il secondo è rappresentato dall’agonismo tipico del
“campione”. Questo secondo “modo” di giocare fornisce appunto il nome al cosiddetto “Campionato” sociale. Ma c’è
appunto una novità nel 2005-2006 che tiene conto seriamente dell’istanza numero
uno: il giocare essenzialmente per divertirsi senza troppo badare al risultato
del gioco. Ecco dunque perché sono state create tre serie distinte. Le prime
due, la serie A e la serie B sono dedicate ai giocatori esperti che hanno
sempre avuto, o che hanno cominciato ad avere, velleità agonistiche e
competitive, disponendo ovviamente delle doti necessarie per sostenerle
adeguatamente (inutile illudersi: se uno la stoffa ce l’ha vale la pena che
agonizzi… altrimenti è meglio passare al solo, sano, “divertimento puro”.). La
serie C, è dedicata quindi essenzialmente alle persone “normali” (ossia a
quelle non fortemente “patite” per il gioco), che giocano essenzialmente per il
gusto di giocare e basta, indipendentemente dal risultato di ogni partita. A
questo proposito Carlo Ragazzini avrebbe addirittura auspicato un’ulteriore
suddivisione in serie C1 e serie C2, in cui C1 voleva significare “serie
preparatoria alla serie B”, sempre su base competitiva, mentre C2 doveva
significare invece “gioco puro aperto a tutti”, senza “esclusione di colpi”
dilettanteschi (compresi certi inevitabili errori, tipici del principiante… e
non).
Purtroppo quest’ulteriore suddivisione non è stata
possibile, per ora e quindi nel campionato sociale Capablanca 2005-2006 esiste
oggi una sola serie C, e ciò per contingenti
motivi di limitazione di risorse, per cui resta inteso che essa riguarda
essenzialmente il gioco per diletto e per principianti, anche se si
cercherà, alla fine del campionato, di unire il “dilettevole” all’utile, perché
appunto si chiederà a coloro che si saranno ben classificati, in serie C, se “per
caso” non vogliano accedere, il prossimo anno, alle serie superiori (ossia a
quelle dove si agonizza, ovvero si “compete”): nella serie B si compete a
livello buono, mentre nella serie A si compete addirittura a livello magistrale
(semi-professionistico).
E così si cerca, in pratica, di favorire, da un
lato, la maggior partecipazione possibile di pubblico, con l’ingresso di sempre
nuovi soci (serie C) e di principianti (maschi e, soprattutto del “gentil
sesso”), e, d’altra parte, anche di incrementare, persino nei giocatori più
esperti, quelle particolari capacità tecnico-scacchistiche del circolo che lo
rendono ormai famoso e prestigioso (serie B e serie A).
Maurizio Piatto